CROTONE, 9 feb 2010 08:50

CALLIPO, VOGLIO FARE VINCERE CALABRIA PER BENE
"Siamo giunti al punto di snodo. Crotone è una delle piazze storiche della Calabria e del Sud che meritano rispetto e grande attenzione". A dirlo è stato Pippo Callipo, candidato alla presidenza della Regione, oggi a Crotone per l'apertura della sede di "Io resto in Calabria", l'associazione da lui fondata. "Simbolo di lavoro produttivo e di sviluppo - ha aggiunto - Crotone è oggi ridotta a deserto industriale, con problemi di inquinamento e un'esigenza di occupazione e di infrastrutture non soddisfatta. L'assenza di un progetto generale, da parte della Regione, l'ha ulteriormente penalizzata. Quando ci si muove solo con finalità assistenziali e particolari, lo sbocco é uguale dappertutto: si accontentano i questuanti e si trascurano i bisogni veri delle popolazioni, le ansie di sviluppo. E' urgente una nuova classe dirigente legata ai bisogni e che abbia la voglia di fare il bene". "Ho un sogno - ha sostenuto Callipo - far vincere la Calabria delle persone per bene. Mi si vorrebbe trascinare nel teatrino della politica, ma io non sono un politico. Ho scelto di candidarmi non perché non abbia nient'altro da fare, ma per l'indignazione che la politica mi ha suscitato, a me come alla maggioranza dei calabresi. Forse il teatrino della politica non vede com'é ridotta oggi la regione e non si rende conto, o non vuole, che la Calabria ha le tasche piene di brutta politica. Ora sono pronti ad utilizzare l'unica arma di cui dispongono per mandare a casa i politicanti: il voto. Noi con loro abbiamo l'occasione di trasformare la Regione da Ente di potere e di gestione in Ente di sviluppo e programmazione". "Votiamo - ha proseguito - e vedremo chi ha ragione. Vediamo se prevarrà il blocco sociale-clientelare che sta dietro la casta, fatto perlopiù di questuanti, prenditori, faccendieri, pubblici dipendenti fannulloni, politici di terza fila che rimpolpano gli stipendi nelle segreterie politiche e amministrative della Regione, o il blocco sociale degli onesti che dimostra nel nostro progetto fiducia ed entusiasmo, fatto di lavoratori onesti, pensionati, calabresi cui è proibito il diritto alla buona sanità, giovani non succubi della politica assistenziale, il ceto medio e moderato che avverte la frustrazione di non poter contare su una classe politica moderna e presentabile, imprenditori che vogliono restare in Calabria e lavorare grazie alle loro idee. E' questa la vera scommessa. Non se vince Callipo, Loiero o Scopelliti. La scommessa è se vince la Calabria migliore o quella che ancora purtroppo sostiene il blocco sociale-clientelare che ci ha fatto diventare la regione più povera d'Europa". "L'entusiasmo delle migliaia di persone che mi scrivono, mi telefonano, mi vengono a trovare - ha sostenuto Callipo - non sarà mai tradito. Assieme alla maggioranza dei calabresi che hanno capito bene qual è il gioco della politica, possiamo per davvero vincere. Possiamo dire all'Italia: guardate, anche in Calabria siamo in grado di camminare con le nostre gambe, basta con i politici che vanno ad elemosinare risorse a Roma ed a Bruxelles per poi disperderle in operazioni che non producono sviluppo per tutti ma ricchezza per pochi. Il mio desiderio è governare, assieme agli enti locali, alle forze sociali, agli intellettuali che si slegano per davvero e non a quelli che sono i più legati al potere clientelare, per cinque anni e dare spazio ai tantissimi talenti. Poi me ne tornerò alle mie aziende. Con me il 'caso' Calabria, oggi affine per molti spetti al 'caso' Somalia con ampie fasce di povertà, corruzione, Istituzioni deboli, presenza della criminalità, può diventare il 'laboratorio' Calabria. Ossia un laboratorio per la buona politica che assieme alla buona Calabria si mette al lavoro e conta sulle proprie forze. Coglie le occasioni di una crisi economica e morale devastante, di cui l'esplosione della rabbia a Rosarno è solo uno dei tanti effetti sociali, e prova a riscattarsi facendo leva sui punti di forza: turismo, piccole imprese, cultura, agroalimentare, tradizioni. Vorrei che le Istituzioni nazionali ed i vertici dei partiti nazionali comprendessero che la Calabria è diventata una regione debole e in cui la mafia controlla, come ha sostenuto più volte il giudice Nicola Gratteri, il 60/70% delle attività economiche; in cui la commistione affari-politicanti-criminalità assorbe la spesa pubblica e impedisce lo sviluppo, deprime il rinnovamento, mortifica la gente e induce i giovani a scappare (10 mila giovani all'anno lasciano la Calabria dopo che le famiglie hanno fatto su di loro cospicui investimenti). Dopo il voto del 28 marzo la Calabria potrà essere un 'laboratorio' politico e sociale, cui l'Europa intera sarà costretta a guardare, o piombare nello sconforto". "I calabresi - ha proseguito Callipo - hanno in mano il destino della Calabria. Né Governi né Istituzioni nazionali, nessuno ci verrà a soccorrere. Se lasciamo che, anche stavolta, prevalga il peggio della politica e il peggio della Calabria sostenuto dal peggio del Paese, non ci sarà futuro né per noi né per i nostri figli. Abbiamo compagni di viaggio autorevoli e prestigiosi. Siamo pronti, perciò abbiamo parlato di 'Alba di un cambiamento vincente'. Dice il Presidente della Repubblica Napolitano che le classi dirigenti del Mezzogiorno non hanno retto alla prova dell'autogoverno. Sono parole sacrosante che io sottoscrivo. Perciò confido che la politica nazionale guarderà a quanto accade a Sud con un approccio meno compiacente verso i cacicchi, i capobastone e i detentori del consenso conquistato con l'uso distorto delle risorse pubbliche e utilizzando ogni mezzo". "Serve - ha concluso Callipo - uno scatto di volontà nel Sud e da parte del Sud. Oggi il meglio dello Stato deve fare un patto col meglio del Sud, altrimenti non solo il Sud non si salva ma l'Italia si spezza. In questo senso noi rappresentiamo la novità che non può essere neutralizzata". (ANSA).

Posytron Academy